gototopgototop
Home La giornata del Seminario Co.E.S.I 21/04/2012
Scuola e famiglia alleate per educare

Il seminario di studio dedicato da Co.E.S.I alla “grammatica delle relazioni”

Scuola e famiglia alleate per educare

 

La “grammatica delle relazioni” vista nel rapporto scuola-famiglia è stata oggetto del seminario promosso sabato 21 aprile dall’associazione Co.E.S.I (Comunità Educative Scuola Infanzia) a S. Donà di Trento. Ad approfondire la questione davanti a una sala affollata da insegnanti, genitori e gestori di scuole materne equiparate, sono stati il vicario diocesano don Lauro Tisi, Carlo Ancona, giudice che è tra i volontari dell’ente gestore della scuola materna di S. Antonio di Trento, il prof. Carlo Felice, esperto di didattica e formazione di Foligno, la psicopedagogista dell’Iprase dott. Silvia Tabarelli, e il coordinatore pedagogico Alessandro Laghi.

Dopo l’introduzione del Presidente di Co.E.S.I (“cresce il numero di bambini problematici di cui il personale e i gestori devono occuparsi cercando il contatto con i genitori”), per don Lauro Tisi “checchè se ne dica, la famiglia e la scuola materna sono ancora realtà sane, luoghi nei quali si costruisce vita e in cui vi sono genialità e risorse capaci di recuperare le persone”. Come? La collaborazione tra i due soggetti “educa alla grammatica delle relazioni mostrando che tu sei parte e non tutto, per cui gli altri sono da rispettare”. Secondo: insieme, famiglia e scuola insegnano a riscoprire “l’arte di dire di no”, cioè che nella vita non esiste solo la soddisfazione narcisistica dei desideri. Terzo: l’intesa scuola-famiglia comunica che è forte chi sa dire di aver bisogno, mentre la debolezza sta nel credere di non aver bisogno di nessuno. Quarto: in un contesto sociale profondamente intollerante verso chi sbaglia e in cui si teme di ammetterlo, famiglia e scuola permettono di accettare l’idea che nella vita si possono commettere degli errori e riconoscere le proprie responsabilità. Infine famiglia e scuola materna allenano alla bellezza del “vivere con” e del “vivere per”, superando l’idea di essere definiti dalle cose che si possiedono e dal proprio ruolo.

“Se una scuola materna è realmente interessata alla crescita piena dei bambini – ha avvertito Carlo Felice –, rende nota ai genitori, fin dai primi incontri con loro, la propria concezione educativa e il progetto che intende realizzare con loro”. E ha aggiunto: “dal Manifesto educativo di Co.E.S.I emerge chiaramente che per le scuole aderenti la responsabilità educativa primaria appartiene alla famiglia”. Ovviamente i genitori educano in modo informale, non tanto con le parole quanto attraverso le scelte quotidiane, le abitudini e gli atteggiamenti che formano una sorta di copione non scritto rispetto al quale i figli si regolano. A scuola i bambini trovano un copione diverso, che risponde invece ad un contesto di senso chiaro, a finalità e ad un disegno consapevoli ed espliciti. Ecco perché i gestori e il personale della scuola devono cercare di conoscere il copione della famiglia e cercare così l’integrazione con il proprio che, altrimenti, i bambini rischiano semplicemente di subire o, peggio ancora, di percepire in termini contradditori, pagandone le conseguenze. “Per questo – ha concluso Felice – l’alleanza fra scuola materna e famiglie si costruisce mediante un continuo processo di negoziazione dei significati”.

L’esperienza di volontariato maturata nel mondo dell’associazionismo e nel consiglio direttivo della scuola materna S. Antonio di Trento, è alla base della convinzione dichiarata durante il seminario da Carlo Ancona, che “un regime dirigista non riesce a governare la complessità perché troppo rigido e incapace di adattarsi alla varietà e al mutare delle esigenze e delle situazioni”. “La scuola materna equiparata – ha proseguito il giudice – è invece espressione della società civile e mostra che in Italia non esiste solo il familismo amorale, ma anche un familismo morale di cui le associazioni di volontariato sono testimonianza”. Ciò non vuol dire che il volontariato sia sempre sinonimo di coesione, anzi. Secondo Ancona nelle associazioni occorre non limitarsi a condividere bandiere, ma valori positivi e presenti. “Spesso nelle famiglie c’è divisione, manca il confronto e tutto è precario, non si ha un’identità. Il personale insegnante si sente talvolta impotente davanti a certi vuoti che emergono dalle famiglie dei bambini”. Ma una scuola materna fondata sul volontariato ha il compito di colmare questi vuoti, di rappresentare un punto fermo per le famiglie, di conoscerne la situazione anche quando sono disastrate. “Perché – ha concluso Ancona – le scuole materne rappresentano spesso l’unico luogo educativo nel quale le famiglie, anche se frante, possono trovare un aiuto concreto”.

L’istanza di “ripartire dalle relazioni riflessive” tra chi opera nella scuola e le famiglie, è stata evidenziata da Silvia Tabarelli, insegnante e psicopedagogista dell’Iprase, che ha posto l’accento sull’identità dell’insegnante. Un’identità costituita, come le ha insegnato Giuseppe Nicolodi, da tre “grembiuli” irrinunciabili: quello “istituzionale” identificabile nelle regole, quello “didattico” indicativo della professionalità, e quello “personale” (affettivo-relazionale). Solo tenendo presenti questi suoi tre “grembiuli” l’insegnante riesce ad “ascoltare in profondità i genitori perché anch’essi possano contribuire all’educazione”. Si tratta di impegnarsi a conoscere la situazione reale delle famiglie prima di giudicarle. Solo così ci si può incontrare “andando oltre i confini”, e si superano le barriere dei ruoli. Il valore innovativo di questo approccio emerge maggiormente nelle situazioni limite, di sofferenza. “Quando in una famiglia c’è un figlio che ha problemi di disabilità – ha notato Tabarelli – l’eccezionalità del problema fa sviluppare risorse straordinarie”. Certo, non che il dolore come tale generi soluzioni. Ma la sua ricerca sulle relazioni nelle famiglie con figli disabili gravi, ha permesso alla psicopedagogista di osservare come in alcuni nuclei “emergano priorità e valori che aiutano a dare un senso a quanto accaduto, a convivere anche con una prospettiva di limite, di sacrificio e impegno. Un modus vivendi che, a volte, è sconosciuto dalla famiglie che non si trovano ad affrontare problematiche tanto complesse. Occorre allora che per l’educazione e la crescita dei bambini la scuola materna e le insegnanti sviluppino l’attitudine a cogliere e valorizzare queste risorse e questi valori, veri e propri “tesori nascosti” nell’intimità delle famiglie.

Nell’ultimo contributo del seminario, cui è seguito un partecipato dibattito in sala, Alessandro Laghi, coordinatore pedagogico di Co.E.S.I, ha riportato la voce del “campo”. La percezione che le insegnanti con più esperienza oggi hanno – ha osservato – è che, rispetto a 15-20 anni fa i bambini e i genitori sono profondamente cambiati. Da una parte abbiamo genitori sempre più fragili e insicuri, disorientati e che pongono domande disarmanti. Dall’altra registriamo moltissimi Bes, cioè bambini portatori di “bisogni educativi speciali” che non sappiamo definire, perché, ad esempio, sono troppo agitati, hanno crisi. Poiché il loro numero è in crescita esponenziale, forse è forse arrivato il momento di chiedersi se i Bes siano davvero bisogni educativi speciali, o se non identificano bambini con bisogni educativi normali ai quali non è stata data una risposta adeguata. Per Laghi la domanda da porsi allora è: questi bambini il cui disagio esprime una domanda, che adulti di riferimento trovano? Perché i genitori oggi ne subiscono facilmente la tirannia? Il problema non è sociale, ma culturale e implica, quindi, l’impegno di tutti. “Anche la scuola materna deve avere il coraggio di agire”. Ha concluso il coordinatore: “la formazione professionale è certo una risposta, ma forse oggi serve un passo in più. Perché in fondo tutte le domande dei bambini chiedono come risposta un significato. Scrive Daniel Pennac in un suo racconto: “I bambini se ne fregano delle cause, quello che interessa loro è lo scopo”. “Questa età esige risposte finalistiche. Un esempio di risposta finalistica? Perché piove? Affinché i fiori crescano”. E ancora: “perché litigate? Affinché tu venga su bene”.

Antonio Girardi

 

 

 

Documento di Co.E.S.I: le famiglie ed i nuovi bisogni 2012.
Documento dott.ssa Silvia Tabarelli.
Documento prof. Carlo Felice.